Crea sito

La nascita del vino Barolo


Le origini del Barolo si confondono con quelle del vitigno da cui deriva, il nebbiolo: conosciuto e coltivato fin dal Medioevo, dava vita fino al XVIII secolo a un vino amabile, molto lontano dal gusto a cui oggi siamo abituati.

Intorno al 1830 il generale enologo Staglieno, per conto di re Carlo Alberto nei poderi di Santa Vittoria, Verduno e Pollenzo, divulgò l'impiego del sistema francese chiamato Gervais (dal nome del suo ideatore) che combattendo l'empirismo enologico allora imperante, mirava a regolare la fermentazione, condotta a quel tempo senza alcun criterio. Poi fu la volta dell'enologo francese Louis Oudart, chiamato pochi anni dopo dalla marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo e dal conte Camillo Benso di Cavour, sindaco di Grinzane, con l'incarico di applicare ai vini locali le tecniche adottate dagli chateaux bordolesi, che prevedevano una completa fermentazione delle uve sino a pervenire ad un vino secco e il suo successivo affinamento nelle botti per un certo tempo prima dell'imbottigliamento.

Tra i primi a credere nelle potenzialità  qualitative di questo nuovo grande vino così ottenuto c'é proprio la marchesa Giulia, amica sin dall'infanzia di Cavour, la quale, insieme con il marito Tancredi Falletti, promuove il vino di Barolo presso la corte reale a Torino, battezzando così un successo destinato a diventare - nel tempo - internazionale.

Circostanza attestata dal conte Giorgio Gallesio che, nel suo diario "I giornali dei viaggi", riporta di essere stato a Barolo il 19 settembre 1834. Un documento assai prezioso, che registra il dibattito a quel tempo fra i produttori e il cambio di tecnica allora in atto: "Le uve in Barolo sono il Nebbiolo e il Neiran: con queste due uve si fa il famoso vino di Barolo, nel quale però il Neiran non v'entra che per un decimo. Il vino di Barolo dura molti anni e il marchese di Barolo lo conserva per mandarlo alla Corte di Torino e ad altri. In questo paese si crede che per avere del vino finissimo bisogna farlo di Nebbiolo puro [come previsto dall'attuale Disciplinare di produzione, n.d.r.], oppure si mischia il Neiran perché gli dia colore, essendo il Nebbiolo puro troppo chiaro e troppo dolce. Ho visitato la cantina del marchese di Barolo: é un gran semi-sotterraneo con volte a botte, sopra del quale vi é¨ la tinaia. Vi erano 30 botti, in gran parte di vini vecchi: ho assaggiato quello del 1833 ed era aspro e ingrato; quello del 1832 era invece morbido e amabile".